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Direzione generale per le dighe
e le infrastrutture idriche

Dipartimento per le opere pubbliche, le politiche abitative
e urbane, le infrastrutture idriche e le risorse umane e strumentali
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  • Documenti

    Documenti tecnici della Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche, pubblicazioni nazionali e internazionali.

  • Interventi

    La Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche, nell’ambito del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, è individuata quale struttura responsabile del finanziamento, attuazione, gestione e monitoraggio degli interventi riguardanti le grandi dighe e le reti elettriche, idrauliche ed acquedottistiche. In particolare, nell’ambito delle infrastrutture idriche, la Direzione gestisce i programmi di finanziamento del Ministero finalizzati alla risoluzione della carenza di infrastrutture idriche nel Mezzogiorno:

    • Programma Operativo Risorse Idriche del Quadro Comunitario di Sostegno (QCS) 1994/99, a seguito del quale la Direzione ha ottenuto la disponibilità dei fondi, derivanti dalle quote comunitarie, destinati al finanziamento delle reti idriche nelle aree sottoutilizzate, per un importo pari a circa 186,7 milioni di euro e per un totale di 93 interventi finanziati. Con D.M. n. 1179 del 14.10.2004 sono stati stabiliti i criteri di riparto e le modalità di utilizzo dei fondi disponibili definendo, con ciascuna Regione, un programma di opere da finanziare ed individuandone gli enti attuatori. Nel programma di finanziamento delle opere idriche sono state incluse le Regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
    • Programma delle Infrastrutture Strategiche (PIS), introdotto dalla Legge 21.12.2001, n. 443 e definito con Delibera CIPE n. 121 del 21 dicembre 2001 e successive delibere di programmazione, che ha previsto un totale di 49 interventi relativi a infrastrutture idriche per un importo di 2.237 milioni di euro distribuiti su otto regioni dell’Italia meridionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).

    A questi programmi di finanziamento, attualmente in fase di chiusura, si è aggiunto un ulteriore piano di finanziamenti governativi nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), definito dal Decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 come “finalizzato a dare unità programmatica e finanziaria all’insieme degli interventi aggiuntivi a finanziamento nazionale, che sono rivolti al riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese”. Il Fondo ha carattere pluriennale, in coerenza con l’articolazione temporale della programmazione dei Fondi strutturali dell’Unione europea, garantendo l’unitarietà e la complementarietà delle procedure di attivazione delle relative risorse con quelle previste per i fondi strutturali dell’Unione europea.

    L’articolo 1, comma 6 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Legge di stabilità 2014) ha individuato le risorse del FSC per il periodo di programmazione 2014-2020, destinandole a sostenere esclusivamente interventi per lo sviluppo, anche di natura ambientale, secondo un criterio di ripartizione che prevede l’80 per cento dei finanziamenti nelle aree del Mezzogiorno e il 20 per cento in quelle del Centro-Nord.

    La programmazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione è attuata per Aree Tematiche (1. Infrastrutture; 2. Ambiente; 3. Sviluppo economico e produttivo; 4. Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali, 5. Occupazione, inclusione sociale e lotta alla povertà, istruzione e formazione; 6. Rafforzamento della PA), in parte attraverso Piani operativi di livello nazionale, e in parte, per le aree del Mezzogiorno, attraverso specifici Accordi interistituzionali Stato-Regioni e Stato-Città metropolitane denominati “Patti per il sud” (Delibera CIPE n. 26 del 10 agosto 2016).

    In particolare, per quanto attiene ai finanziamenti di competenza della Direzione Generale, nel Piano operativo Infrastrutture di livello nazionale, nell’ambito di un’articolazione dei finanziamenti in Assi tematici di riferimento, all’interno dei quali sono individuate una serie di Linee di azione che si sviluppano attraverso singoli interventi, la Delibera CIPE n. 54 del 1° dicembre 2016 ha definito l’Asse tematico D. Messa in sicurezza del patrimonio infrastrutturale esistente, all’interno del quale è individuata la Linea di azione 4. Interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza dighe, per un totale di 293,93 milioni di euro. Il fabbisogno è stato definito a seguito delle attività di vigilanza sulle opere di sbarramento della Direzione Generale ed in attuazione dell’art. 43 commi 7 e 8, del Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214. Sono state così identificate 100 “grandi dighe” (con utilizzo irriguo o potabile, e con una età media di oltre 60 anni) che necessitano di urgenti interventi di incremento o adeguamento delle condizioni di sicurezza. Successivamente, con delibera CIPE 12/2018, sono stati integrati tali fondi con un addendum riguardante in parte le dighe già finanziate ed in parte nuove dighe per un totale di 173,995 milioni di euro.

    In aggiunta ai 467,895 milioni di euro previsti dal Piano operativo Infrastrutture di livello nazionale, ulteriori finanziamenti destinati ad interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza delle dighe sono previsti a valere sulle risorse dei “Patti per il Sud” stipulati tra il Governo e le Regioni del Mezzogiorno.

    Per la mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità e per promuovere il potenziamento e l’adeguamento delle infrastrutture idriche, invece, con la legge di bilancio per il 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205) è stata prevista l’adozione di un “Piano nazionale di interventi nel settore idrico” (articolo 1, comma 516), articolato in una sezione “acquedotti” (comma 517), di iniziativa di Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (ARERA), e in una sezione “invasi” (comma 518), di iniziativa del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.   Gli interventi della sezione “acquedotti” sono finalizzati  al raggiungimento di adeguati livelli di qualità tecnica, al recupero e ampliamento della tenuta e del trasporto della risorsa idrica, anche con riferimento alla capacità di invaso e alla diffusione di strumenti mirati al risparmio di acqua negli usi agricoli, industriali e civili.

    Gli interventi riguardanti la sezione “invasi” sono finalizzati al completamento di grandi dighe esistenti o incompiute, al recupero e ampliamento della capacità di invaso e di tenuta delle grandi dighe e alla messa in sicurezza di derivazioni idriche prioritarie per rilevanti bacini di utenza in aree sismiche 1 e 2 e ad elevato rischio idrogeologico.

    Attualmente, il Piano finanzia n. 87 interventi per complessivi 510 milioni di euro.

    Nelle more dell’adozione del Piano Nazionale da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, il comma 523 della legge 205/2017 ha previsto un Piano Straordinario di n. 30 interventi, destinato a confluire nello stesso Piano Nazionale, che è stato adottato con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali n. 526 del 06.12.2018 per un importo di € 250.000.000.

    Il primo stralcio del Piano nazionale degli interventi – per la sola Sezione Invasi – è stato adottato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 aprile 2019 prevedendo un primo elenco di 30 interventi (€ 200.000.000) a valere sulle risorse di cui all’articolo 1 comma 1072 della Legge 205/2017 e un secondo elenco di 27 interventi (€ 60.000.000 complessivi) a valere sulle risorse di cui all’articolo 1 comma 155 della Legge 145/2018.

    Data aggiornamento: 11/10/2021

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